L’Insieme vocale Orpheus canta Ossessione d’amore

17 maggio 2009

Domenica 17 maggio 2009, alle ore 12, nella chiesa di S. Giuseppe delle Scalze, salita Pontecorvo 65, Napoli, l’insieme vocale Orpheus, diretto da Rosario Peluso, canta per l’associazione ForumTarsia, che si occupa del recupero e della valorizzazione della bella chiesa  di S. Giuseppe progettata dal Fanzago. Ingresso libero. Verrà eseguito il concerto “Ossessione d’amore”, con madrigali di Adriano Banchieri, Costanzo Festa, Claudio Monteverdi e altri. Voce recitante Michelangelo Bucci. Ossessione d’amore è un work in progress. L’idea di fondo è di mettere a contrasto, sullo stesso, eterno tema, la musica e i testi del madrigale antico e i versi di autori soprattutto moderni. Uno dei modi possibili, e molto probabili, di vivere l’amore è quello dell’ossessione, ossessione che conduce alla follia, come nel caso della follia d’Orlando o alla visionarietà lapidaria dei versi di Alda Merini, o al tenero, musicale sperdimento dei versi di Salinas. Sullo sfondo, i testi convenzionali della casistica amorosa del 500. Ma la musica non è affatto convenzionale. Il madrigale è DurchKomponiert, composto da cima a fondo, parola per parola: l’espressività deborda dai singoli brani, la voce carica i testi di accenti che sembrano rivestire anche le parole dei poeti moderni. Il primo Barocco è l’epoca della disillusione: come oggi, rimane da consumare una grande eredità culturale, ma l’uomo sembra aver perso la competenza del vivere in armonia con sé e con il mondo. la musica comincia ad arrovellarsi, ricerca e si appaga dei piccoli e grandi movimenti dell’interiorità personale. Il madrigale del periodo è già un piccolo teatro dell’anima, teso all’espressività, ed è coevo (e figlio dello stesso padre) della prima opera lirica. Alla ricerca espressiva dei madrigali si affiancano le apparentemente più leggere villotte: sdrammatizzano, sembrano felici, popolareggianti. Ma, “Taci, che troppo il sa.” Cosa è vero? Amiamo dunque tanto l’uomo o la donna da farcene ossessionare, oggi come allora? O, se questa ossessione dura da secoli, non sarà anche che amiamo la musica per la musica, il verso per il verso, l’amore per l’amore?